TRA LE DUE GUERRE
Nel lungo periodo del totalitarismo fascista la vita nel territorio diocesano è simile
a quella di molte altre zone d’Italia, se non per la prima parte che vede
i nostri paesi tristemente originali, poiché qui, più che altrove,
la devastazione bellica ebbe il proprio rovinoso epicentro. Chiusi i combattimenti,
ad armistizio effettuato, L’Azione documenta il ritorno dei profughi e
la riunione delle famiglie debilitate e divise e fa la conta dei soldati morti
e dispersi. Intanto si comincia a ricostruire sopra i “brandelli di muro”,
a coprire gli strazi e le macerie di nuove speranze. Le campane, che erano state
tramutate in strumenti di guerra, tornano a suonare ovunque e con esse la certezza
dell’aver ritrovato i ritmi quotidiani degli antichi tempi della pace.
Qua e là sorgono monumenti ai caduti: sono omaggi visibili, a volte carichi
di bellezza artistica, del sacrificio umano, ma anche tentativi di restituzione
di un maltolto e quindi possibili lenitivi ai sensi di colpa di chi aveva fortemente
voluto intervenire nel disastro della guerra, a scapito di un popolo incolpevole.
In molti paesi rinascono le filodrammatiche: sono gruppi di persone di ogni età che
si ritrovano a mettere in scena pezzi teatrali noti e inediti, soprattutto commedie
e farse, davanti alle quali le comunità ritrovano il sorriso e l’unità.
C’è voglia di voltar pagina, di dimenticare. Insieme alle compagnie
di attori, riprendono fiato le bande musicali: ce ne sono ovunque e ogni festa
viene allietata dalla loro esibizione.
La vita religiosa vive una stagione importante, ricordata per alcuni eventi di
portata straordinaria: nel ’24 si celebra a Vittorio Veneto il primo Congresso
Eucaristico; nel ’29 si svolge il Sinodo Diocesano; intanto l’Azione
Cattolica acquista fra i giovani e gli adulti persone impegnate spiritualmente,
socialmente e politicamente; nelle campagne resistono e si rafforzano riti e
liturgie antichi, in essi la quasi totalità della gente si riconosce,
da essi trae la forza per continuare. Lo sport e la cultura hanno personaggi
famosi un po’ in tutto il mondo: Ottavio Bottecchia, uno dei miti del ciclismo,
Meo Costantini, pilota automobilistico, Toti Dal Monte, una delle voci più cristalline
e amate del “bel canto” italiano.
A funestare un’epoca apparentemente tranquilla ci sono però alcune
notizie che entrano nelle prime pagine dei giornali nazionali: la sciagura del
cinema di Moriago nel ‘28, il terremoto alle falde del Cansiglio nel ’36,
le frane sul Colle della Salute nel ’37.
In mezzo al bello e al brutto tempo, a fronte di una lieve rinascita economica
globale, persistono anche nelle nostre zone sacche di indigenza e di degrado:
l’alcol la fa da padrone un po’ dappertutto; le promesse di risarcimento
fatte a guerra iniziata vengono disattese; non c’è lavoro per tutti.
Finita l’euforia che segnò gli anni dell’immediato dopoguerra,
si assiste così a nuove malinconiche ondate di emigrazione.
PERCORSO MOSTRA
Eventi e aspetti di vita locale
Tra cronaca e sport
Aspetti di vita religiosa