DALLA 2 GUERRA MONDIALE ALLA LIBERAZIONE

Con l’avvento di Adolf Hitler e del suo famigerato partito nazista (intorno al 1920) inizia per la Germania una fase assolutamente inedita della propria storia, probabilmente la più funesta; storia che trascinerà irreparabilmente con sé quella di tante altre nazioni del mondo, non ultima l’Italia. Per molti versi i problemi d’Oltrecortina sono gli stessi di quelli vissuti qui e nel resto d’Europa. L’economia tedesca è al collasso. Hitler promette la rinascita e trova così terreno fertile per un’approvazione diffusa fra quella parte di popolo sopraffatta dalla disoccupazione e dalle ristrettezze. Da questo momento l’umanità vivrà una delle esperienze fra le più terribili. Il mito della superiorità della razza ariana si sovrappone a quello della “grande Germania”: la tremenda aggressione antisemitica, che sfocerà poi nell’annullamento di sei milioni di ebrei, e l’annessione dell’Austria sono solo la premessa di una politica espansionistica fatta di vessazioni e prepotenza che porterà l’Europa e il mondo nel baratro della seconda guerra mondiale. Il 10 giugno del 1940, dopo una prima dichiarazione di non belligeranza, l’Italia fascista tuona: “Non possiamo mancare all’appuntamento con la storia !”. E’ la dichiarazione dell’ entrata in guerra.
L’esercito italiano, malamente armato, subisce gravi sconfitte sul fronte greco, in Africa Settentrionale e in Russia; sconfitte che contribuiranno ad abbassare il morale anche in chi è rimasto in patria e a stemperare il prestigio del regime fascista. Molti sono gli uomini della diocesi, fra questi moltissimi giovani, che partiranno a combattere una guerra aspra senza far più ritorno. Lo sbarco degli alleati in Sicilia nel ’43 provoca il crollo dell’egemonia mussoliniana; ma se in Italia Meridionale comincia l’emancipazione dal regime, nel Nord il Duce, a capo della neonata Repubblica Sociale Italiana asservita ai nazisti, provoca un’ondata di ribellione armata clandestina: è la Resistenza. Sotto la direzione politica del Comitato di Liberazione Nazionale, che raggruppa i militanti dei partiti antifascisti, le formazioni partigiane operano costantemente per indebolire la presenza tedesca e permettere così agli Alleati di rompere la “linea gotica”. Fra i partigiani molta gente delle nostre comunità parrocchiali: ci sono, fra gli altri, uomini e donne appartenenti alle associazioni cattoliche e insieme a loro alcuni sacerdoti che agiscono mossi dai grandi ideali di libertà. Per alcuni l’adesione alla lotta porterà alla morte. Ma questa libertà tanto attesa continua ad essere solo un sogno. Nei nostri paesi, nei campi e in montagna, nelle città, nei borghi, dalla Vallata al Quartier del Piave, dal Cansiglio al Bellunese, a Conegliano, a Sacile, a Vittorio Veneto, sono giorni infernali di frustrazioni, di angoscia e ancora una volta di lutti: rappresaglie, rastrellamenti, impiccagioni, incendi, bombardamenti, odio fratricida.
Finalmente l’agognata libertà.
Arriva con la primavera: è il 25 aprile del 1945.


PERCORSO MOSTRA

La guerra

Finalmente la libertà