
“Il cuore è preso in un cerchio di luce nuova, par quasi che un orizzonte mai sognato si spalanchi d’un tratto: e dove c’era l’ abisso s’accende l’arcobaleno.”
L’Azione, 23 luglio 1945
Ad Alcide De Gasperi, che segue Parri nella conduzione del Governo, tocca il gravoso compito di organizzare i due appuntamenti cruciali del Dopoguerra: istituire il referendum istituzionale che avrebbe portato gli Italiani a scegliere fra Monarchia e Repubblica e indire le prime elezioni dalla caduta del fascismo, che avrebbero indotto alla designazione dei deputati dell’Assemblea Costituente cui sarà demandato il varo della nuova Costituzione. Il 2 giugno del 1946, con 12.717.923 contro 10.719.284 voti, gli elettori scelgono la Repubblica. Dal primo gennaio 1948, dopo un intero anno di studi, negoziazioni e accordi, entra in vigore la Costituzione: quel patto che, sancendo il nuovo corso democratico, regolerà la vita della comunità italiana fino ai giorni nostri. Nelle elezioni politiche del 18 aprile dello stesso anno - il ’48 - si assiste al trionfo della Democrazia Cristiana che, con il 48,5% dei voti, prevale sul Fronte Popolare, una compagine mista di socialisti e comunisti che ha ottenuto il gradimento del 31% degli elettori. Le basi per una democrazia reale sono state gettate, ma sul tappeto nazionale ed internazionale i problemi sono tantissimi per natura e portata. Al quadripartito spettano l’onere e l’onore di far uscire l’Italia dalla rovinosa situazione a cui l’aveva ridotta la guerra. Importanti i primi provvedimenti adottati: la riforma agraria con la distribuzione della terra ai piccoli coltivatori, la costruzione di numerose case popolari, l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno… Altrettanto difficili alcune basilari decisioni interne: la questione di Trieste, quella dell’Alto Adige… La strada della democrazia è aperta e i governi seguenti, nel ’62 e nel ’63, - governi di centrosinistra realizzeranno altre sostanziali riforme: abolito l’avviamento professionale viene istituita la scuola media unica ed elevato l’obbligo scolastico a 14 anni; più tardi nelle campagne sono cancellati i contratti di mezzadria; viene attuata la nazionalizzazione delle società che producono energia elettrica. Intanto, anche grazie al Piano Marshall, si assiste ad una rapida e per certi versi impetuosa crescita economica: è l’epoca di quello che è stato definito come “il primo miracolo economico”. Emerge tra le famiglie la voglia e, per molte, la possibilità di acquistare gli elettrodomestici; con l’arrivo della televisione sale la richiesta dei mezzi di comunicazione di massa; si attestano fra le grandi industrie colossi come la Zoppas e la Zanussi; le utilitarie - in testa la 500 e la 600 – fanno raddoppiare la produzione automobilistica della Fiat. Tra il ’58 e il ’63 l’industria conosce uno sviluppo eccezionale, dalla meccanica alla chimica, dal settore dell’elettricità a quello dell’abbigliamento. Un balzo in avanti che porterà l’Italia al settimo posto fra le potenze industriali del mondo, ma che registra anche pesanti squilibri fra il Nord, proiettato verso la strada della ricchezza, e il Sud, nel quale prevalgono ancora disoccupazione e povertà. Per gli Italiani del “miracolo economico” incomincia un’epoca assolutamente nuova.
PERCORSO MOSTRA
Anni ‘50 – ’60. Nella Chiesa tra fede antica e nuovi fermenti
Anni ‘60 – ’70. Un cambio epocale: segni ed eventi
Anni ‘70 – ’80. L’alba di un mondo diverso
Verso il Terzo Millennio: le grandi tematiche
I personaggi del Cinquantennio