LA CHIESA:
UN IMPEGNO PER IL MONDO

Nel 1958 con l’ascesa al soglio pontificio di Giovanni XXIII, il “papa buono”, si comincia a respirare un’aria nuova. Con la fine della seconda guerra mondiale la pace nel mondo è un fine che la Chiesa pone come priorità. Dopo il periodo della “guerra fredda” e il conseguente “disgelo” nelle relazioni fra le due superpotenze è la Chiesa di Roma a porre le basi per un dialogo aperto fra i rappresentanti di ideologie contrapposte.
Facendo appello a tutti gli “uomini di buona volontà” Giovanni XXIII chiede a gran voce il superamento di tutte le possibili asperità. Le due lettere apostoliche “Mater et magistra” (’61) e “Pacem in terris” (’63) esplicitano in modo incontrovertibile il suo interesse concreto verso le problematiche dell’umanità. La dottrina sociale della Chiesa è più che mai focalizzata sulla promozione delle persone e sulla solidarietà e non dimentica i rischi nucleari, le ingiustizie fra il Nord e il Sud del mondo e le innumerevoli, insostenibili situazioni di povertà. Ma ci sono altri fronti sui quali si concentra l’attenzione del Pontefice: i problemi legati alla decolonizzazione delle nazioni che si stanno rendendo indipendenti, l’emancipazione femminile, il rispetto delle classi lavoratrici che chiedono un riscatto economico e un giusto riconoscimento sociale. Sono gli anni del Concilio, quel Concilio Ecumenico Vaticano II voluto da un “papa di transizione” che segnerà in modo indelebile la storia della Chiesa moderna e getterà le basi di una nuova era di rinnovamento dentro e fuori la Chiesa stessa. Il dibattito e le riflessioni dei padri conciliari dureranno dal 1962 al 1965; dal 1963 sotto il pontificato di Papa Montini.
Continua intanto la crescita dell ‘Azione Cattolica, l’associazione di laici impegnati che è presente in modo capillare in ogni parrocchia: uomini, donne, giovani e ragazzi vi aderiscono massicciamente. Nell’immediato dopoguerra sono circa 30.000 gli iscritti e il numero, insieme ad una attestazione di apprezzamento comune, è destinato ad aumentare in ogni settore dell’associazione stessa.
Sarà Paolo VI, eletto nel 1963, a continuare l’opera del suo predecessore. Con l’enciclica “Populorum progressio” affronterà le tematiche cruciali dello sviluppo economico, sociale e politico del mondo e indicherà la via che la Chiesa dovrà seguire per sconfiggere disequilibri e miserie.
E’ la volta di Giovanni Paolo I – il “papa del sorriso”, ma il suo pontificato sarà brevissimo: 33 giorni.
Con l’avvento di Giovanni Paolo II, nel 1978, la cristianità si avvia verso il terzo millennio e lo fa con un pontefice che trasformerà i suoi viaggi negli angoli più disparati del pianeta in opportunità inedite e preziosissime per un incontro con le mille diverse culture della Terra. E’ il momento dell’aperta denuncia, a volte gridata, contro le ingiustizie, contro le prevaricazioni verso i più deboli, la criminalità legata al profitto, le sopraffazioni, il consumismo che sfocia nel più bieco materialismo, le ideologie irriguardose della persona… L’autorità morale del pontefice verrà riconosciuta e apprezzata da moltissimi, potenti e gente comune, intellettuali e analfabeti, credenti e non credenti.
E’ l’ora di Benedetto XVI. Prese le redini della Chiesa, a pochi mesi di pontificato, la sua appare già come una strada segnata da un impegno rinnovato e forte verso i nuovi e difficili problemi del mondo.

I Vescovi dei 90 anni