IN DIOCESI ALL'INDOMANI DEL CONCILIO

Gli anni del dopo Concilio sono stati anche per la nostra chiesa diocesana anni di tensioni e di divisioni tra chi, pur accogliendo il Concilio - nella nostra chiesa non ci furono episodi di totale rifiuto - cercava in tutti i modi di diminuirne la carica rinnovatrice e chi, al contrario, si gettò sulla via da esso aperta con entusiasmo, sconfinando a volte oltre le indicazioni tracciate.
Il vescovo Luciani, da uomo intelligente com’era, colse subito la carica di cambiamento che il Concilio portava nella Chiesa e si impegnò subito con grande fervore ad applicarlo in diocesi. Poi, in un secondo tempo, di fronte alle resistenze degli uni e agli eccessi degli altri, smorzò l’impeto iniziale e procedette con un’azione attenta alle diverse posizioni, sforzandosi di ricomporre le fratture.
Il travaglio continuò e, forse, si acuì, con il vescovo Antonio Cunial, successore di Luciani. Le contrapposizioni si evidenziavano soprattutto nel campo della liturgia dove i cambiamenti erano più visibili e toccavano le abitudini della gente delle nostre comunità. Tra i cristiani più preparati e tra i preti riguardavano anche campi teologici, come l’immagine nuova della chiesa che emergeva dai testi conciliari, con le ricadute pratiche nella gestione delle parrocchie e del ruolo dei laici nelle attività pastorali. Un altro campo conflittuale riguardò il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo, con i temi connessi dell’impegno sociale e della pace; tema di dibattito aperto fu anche l’unità dei cattolici in politica. Il seminario diocesano fu un luogo particolare in cui si rifletterono le tensioni della Chiesa: ci furono divergenze nel modo di impostare la formazione dei futuri sacerdoti e da quegli anni incominciò la crisi delle vocazioni che continua fino ai nostri giorni.
Ad esasperare ulteriormente i contrasti intervennero le iniziative legislative sul divorzio prima, e sull’aborto poi, con i rispettivi referendum. Soprattutto riguardo al divorzio i cattolici della nostra diocesi, come nel resto del Paese, si divisero tra i fautori della legge e gli oppositori.
In questo panorama ecclesiale agitato, la celebrazione del primo Convegno ecclesiale nazionale attuato a Roma nel 1976 e ripetuto poi l’anno seguente in Diocesi, costituì un momento in cui le varie posizioni riuscirono a parlarsi e confrontarsi con maggiore serenità, individuando per la nostra chiesa un percorso più unitario.

I direttori dei 90 anni