IL FASCISMO AL POTERE

Il 28 ottobre del 1922 migliaia di “camicie nere” marciano su Roma con l’intento di far cadere il governo. Il giorno dopo sarà il re Vittorio Emanuele III a dare allo stesso Mussolini l’incarico di formare la nuova compagine governativa.
E’ l’inizio del “Ventennio”. Il disegno politico di uno stato forte diventa realtà e il Duce, nelle prime elezioni dopo la guerra, ottiene la maggioranza assoluta in Parlamento. La costruzione della dittatura si fonda sopra una serie di decreti che passo dopo passo sopprimeranno qualsiasi libertà. Gli oppositori vengono mandati al confino o imprigionati; il controllo del regime sulla gente prende la forma di una campagna propagandistica d’effetto, demagogica e populistica; vengono rafforzati i poteri del Capo di Governo, sciolti i partiti, eliminato il diritto di sciopero, imbavagliata la stampa, istituiti il Tribunale speciale e la Polizia politica segreta. Nei comuni arrivano i podestà, uomini funzionali alla regía del regime. Il consenso delle popolazioni passa anche attraverso importanti opere assistenziali (vengono fondati enti previdenziali quali l’INPS, l’INAIL, l’INAM) ed economico-sociali, indirizzate anche alla creazione di uno stato autarchico: la “battaglia del grano”, le bonifiche delle terre palustri, strade, acquedotti, edifici pubblici…Ma l’altra faccia della medaglia avrà profili drammatici.
La politica estera del Duce sarà fatale al destino di migliaia di persone e dell’intera Nazione.
La rivendicazione di “un posto al sole”, come raggiungimento di uno status colonialistico da ostentare presso le altre Nazioni europee, porterà l’Italia a combattere nell’Africa Orientale contro l’Etiopia (1935), decisione che porterà la Società delle Nazioni a decretare una serie di sanzioni economiche che spingeranno il Governo, chiuso in un pesante isolamento commerciale, a firmare il Patto d’Acciaio con Hitler e a consegnare così l’Italia intera sotto il nefasto protettorato della Germania nazista.
I rapporti con la Chiesa, altalenanti e contraddittori, troveranno un esito felice nella risoluzione dell’annosa questione romana. Con la stipulazione dei Patti Lateranensi, viene sancita la conciliazione fra Stato e Chiesa. Sarà il Concordato dell’11 febbraio del 1929 a chiudere un antico dibattito che aveva turbato e separato l’Italia fin dalla presa di Roma del 1870. Con questo trattato, firmato bilateralmente da Mussolini e Pio XI, il governo italiano riconosce la sovranità del papa sulla Città del Vaticano e il Pontefice, da parte sua, riconosce il Regno d’Italia con capitale Roma.
PERCORSO MOSTRA

Credere, Obbedire, Combattere: il Fascismo al potere

Balilla e piccole italiane: aspetti locali del Fascismo

Un posto al sole: l’Impero in Africa Orientale